Asilos Magdalena

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June 2013

2 posts

Jun 11, 2013357 notes
Mio caro Amarcord.

Oggi pensavo a quanti anni che son passati dal nostro ultimo incontro. Uno, dieci forse venti da quell’estate ad Amalfi. Ricordi il profumo delle arance alla mattina? E le lenzuola delicate sulla pelle come le tende bianche della nostra terrazza sul mare? I passanti ci guardavano camminare scalzi sulle mattonelle roventi e sussurravano “vedi quei pazzi? Non parlano mai e la notte si siedono in giardino a guardare la montagna e non il mare”; nei loro sguardi c’era la malinconia e la genuina meraviglia per due giovani innamorati. Eppure non c’è mai stato bisogno di parole per ricordarci che noi eravamo più che innamorati; non eravamo neanche un “noi”. Io, tu, che differenza fa? Eravamo due esistenze attratte dal logos e ora siamo, il logos necessario. E tu ridevi quando io ti dicevo che mi piaceva baciarti e fare l’amore con te perchè pensavo che le nostre essenze si unissero fisicamente. “È così irrazionale” mi dicevi. E forse era vero, come è vero che ogni volta che ci allontaniamo la distanza ci intristisce e ci strugge. Ma cos’altro siamo noi se non due folli?
Ma saremmo ancor più folli se pensassimo di non poterci amare.

Jun 11, 20131 note

May 2013

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May 28, 201325,163 notes

Ultimamente ho crisi di pianto legate alla parola “casa”.
Ogni volta che la sento pronunciare, che la leggo o che la scrivo, scoppio a piangere irrimediabilmente.

Non pensavo che fosse così dolorosa la lontananza.
Tutti dicono “è solo il primo periodo, poi ti ci abitui e passa.”
Cazzate;
io stavo da Dio i primi mesi qui.
Ora ne sono passati otto e soffro tremendamente.

In tedesco si dice Heimweh, è un forte senso di malinconia nei confronti della propria patria. 

Io so che se tornassi a Milano non sarei comunque felice; che dopo due settimane mi romperei il cazzo e vorrei tornare qui a Berlino.
Perché insomma, detto sinceramente, cosa ti spingerebbe a tornare nella grigia Milano dopo otto mesi passati nel paese dei balocchi?

Ma ogni volta che penso a mia madre da sola in ospedale mentre io sono qui a spassarmela tra droga, sesso e divertimenti vari mi si stringe il cuore, mi viene un nodo alla gola e mi sento soffocare dalle lacrime.


May 26, 20132 notes
“The feelings that hurt most, the emotions that sting most, are those that are absurd; the longing for impossible things, precisely because they are impossible; nostalgia for what never was; the desire for what could have been; regret over not being someone else; dissatisfaction with the world’s existence. All these half-tones of the soul’s consciousness create in us a painful landscape, an eternal sunset of what we are.” —Fernando Pessoa (via logicoanalogo)
May 20, 20139,907 notes
May 2, 2013

April 2013

6 posts

L’amore esiste.

C’è chi crede che l’amore sia racchiuso in un corpo altrui;


c’è chi crede che sia nascosto nella mente di un altro individuo;


e poi ci sono io,
che credo nell’amore per un’idea,
un concetto,
che non deve per forza incarnarsi in qualcosa.

L’amore può essere soltanto un’essenza priva di corporeità, un sentimento per qualcosa che non si impersona in nulla di materiale.
L’amore è in quanto tale.

È un sentimento univoco? 
No.
L’amore mi appartiene.

Forse non so che cosa amo ma so che amo. 

E amare qualcosa che non c’è significa amare eternamente;
senza soffrire.

Apr 24, 2013
Apr 24, 20131,359 notes
Apr 21, 20134,582 notes

Oggi sono andata ai mercatini e al parco. C’era il sole e si stava piuttosto bene.
È la prima volta dopo mesi che mi sveglio la domenica ad un orario decente, senza dopo-sbronza e/o manie paranoico/suicide e di persecuzione. 
È stato strano riuscire a mantenere la calma per più di 3 ore nella ressa di Mauerpark, c’era davvero tantissima gente. 
Anche ieri sera c’era tantissima gente in quel locale ma ieri sera avrei volentieri fatto una strage se avessi avuto in mano un’arma.
Tutta quella gente impizzata che ballava in modo convulso fino allo sfinimento e quella puzza di alcool e di sudore da divertimento forzato mi facevano venire la nausea. E mi è quasi venuto un attacco d’ansia perchè ad un certo punto ho visto me nella folla. 
Io che ballo come tutti questi altri animali da circo;
Io con lo sguardo perso nel vuoto che non riesco ad articolare le parole;
Io che mi sento la più fica ma non cammino nemmeno dritta.
Mi sono fatta pena da sola.
Per questo che oggi sono andata al parco.
Mi andava cambiare un po’, godermi la domenica come un giorno di festa e non come un giorno di malattia e tristezza.
Il punto è che vedere le persone spensierate ha suscitato in me un grande senso di empatia. Non credo sia mai successo prima ma per una volta mi sono quasi sentita parte dell’esistenza. Parte di questa esistenza chiamata ‘vita’, composta da persone in carne e ossa, persone come me. Esattamente come me.
E ho avuto paura. Ho avuto paura di essere come loro, di avere gli stessi loro sogni, ambizioni, speranze. Di ridere e poi guardare in lontananza con sguardo malinconico le altre persone che ridono. 

Io non sono come loro.
Io sono come loro, soltanto con in più un segreto delirio di grandezza.
 
Io oggi ho creduto di essermi abbassata ad un livello “troppo umano” per questo fugace sentimento di compassione;
in realtà quasi ogni notte mi abbasso a livelli animali, mischiandomi tra una folla con cui non ho niente da condividere se non degli istinti auto-distruttivi. 

Io sono come loro. 

Apr 21, 20131 note

Mamma, mi dispiace se la mia prima lettera ti ha fatto piangere, 
onestamente non penso di voler morire.
A volte mi sembra di essere cancerogena per gli altri ed è probabilmente per questo che bevo di notte e poi dormo fino alle 4 o alle 5 del pomeriggio.
E’ difficile andare avanti a vivere la vita con questi miei occhi distorti; quando ero più giovane ero stupida e pensavo che tutto sarebbe andato bene.
Ho pensato molto a quello che ho scritto nella lettera e mi sono chiesta se se io fossi morta tu staresti meglio.
Mamma, non riuscirò mai a dimenticare la nonna, come mi ha insegnato ad amare, ed ogni volta che eravamo con lei mi bombardava di abbracci… Mi manca tanto ed è difficile da credere che io sono cresciuta e ancora non capisco perchè se n’è andata…

Quindi mamma, tieni la lettera che ho scritto mentre ero depressa perchè credo di voler vivere e vedere se riesco a crescere. 

The elements of chemistry are many, but finite
So are the techniques of enlightenment.

Apr 9, 20133 notes

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running

Keep on running,

there’s no place like home.

Apr 5, 20131 note

March 2013

18 posts

I would just like to wake up from this life and find out it was just a bad dream…

Mar 28, 2013
Mar 23, 2013394,809 notes
Peró la tua soluzione apatica non mi convince, né mi rasserena, a meno che tu non abbia un concetto di apatia diverso dal mio. Nel mio immaginario una persona apatica é una persona noiosa. Quello che veramente vorrei ottenere per sentirmi di nuovo sereno é la morte dell´ego, di cui ho avuto una difficile e fortuita esperienze lisergica. Ma sto rispondendo troppo velocemente, ho bisogno di piú tempo e concentrazione per approfondire mentalmente le tue affermazioni.

Dunque, io non ho proposto alcuna soluzione, ahimè non credo di esserne in grado. Trovo però che l’apatia possa essere, come ho già detto, un buon compromesso tra la serenità che vai cercando e l’assenza di turbamenti.
Una persona apatica, se mai dovesse esistere, potrebbe risultare alquanto interessante, soprattutto per le sue opinioni distaccate ed oggettive. Poi dipende anche da cosa intendi tu per “noia” :)
Ora però hai suscitato tu la mia curiosità e vorrei sapere delle cose:

  1. sei mai stato sereno? e se sì, perchè non lo sei più?
  2. cosa intendi per ‘morte dell’ego’ ?
  3. chi sei? (se non vuoi dirmi nome e cognome almeno dammi un indizio per sapere con chi sto parlando)
Mar 20, 2013
Credo che anche una persona malvagia possa provare gioia in ció che fa, é una questione personale slegata dal concetto di bene o male. Per quanto riguarda l´apatia, credo sia solo una mancanza di stimoli interni, una sorta di attesa perenne di un qualcosa proveniente dall´esterno che non accade. Credo che l´arte sia la "cura". In tutto ciò devo ammettere che il verbo credere sia un pó debole e tendente alla superstizione, non ho ancora la soluzione in tasca purtroppo.

Era esattamente quello che intendevo con la parola “bene”; questa incomprensione ha fatto sì che non rispondessi alla mia domanda :)

L’apatia è il risultato di una negazione totale degli stimoli. Sono convinta che sia molto più difficile raggiungere l’apatia di quanto tu creda. Anzi, forse impossibile. Mi limiterò a dirti che concordo totalmente con lo sviluppo del pensiero di Schopenauer al riguardo.
Comunque, tornando al discorso iniziale, io credo che l’errore più comune sia quello di cercare UN bene. Invece io penso che siano tanti fattori ad incidere sulla costanza della propria serenità. 

Mar 20, 2013
anzi, se esistesse qualcosa grazie al quale, una volta scoperto e acquisito, godessi in eterno una gioia continua e suprema.

Io trovo che l’apatia sia un accettabile punto di incontro tra la serenità e l’assenza di moti dell’animo. Ma chiedere una gioia continua e suprema significa affliggere l’anima con qualcosa che si pone vicino al concetto di “bene”. Non trovi che questo sia un controsenso spinoziano? 

Mar 20, 2013
In vino veritas

Homo homini lupus, purtroppo.

Mar 20, 2013
www "dot" 1112 "dot" net "/" lastpage "dot" html

I don’t have a social life :(

Mar 20, 2013
1. Fall (Nominativ) nomen - 2. Fall (Genetiv) nominis - 3. Fall (Dativ) nomini - 4. Fall (Akkusativ) nomen - 5. Fall (Vokativ) nomen - 6. Fall (Ablativ) nomine

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Please try the following:

  • Make sure it is spelled correctly.
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  • Maybe you should have studied better Latin during high school. 
Mar 20, 2013
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